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lunedì 1 aprile 2024

Serena scampagnata in località S. Berardino



È di norma nella nostra parrocchia la scampagnata del Lunedì dopo Pasqua in località S. Berardino, distante qualche chilometro dal centro; località ove oggi sorge solo una cappella dedicata a quel santo, la quale costituisce l’unico resto di un chiostro francescano che là sorgeva.

Vi parteciparono come di consueto le nostre associazioni e altri parrocchiani dopo aver ascoltato la S. Messa nella Chiesa parrocchiale. La partecizione alla rituale pasquetta in quella località è ora favorita dalla nuova comoda strada che là conduce. Si auspica l’interessamento delle autorità cittadine al fine di un restauro della cappella di S. Berardino così che in quella occasione vi si possa celebrare la S. Messa come è nel desiderio della popolazione.


 








venerdì 14 luglio 2017

beato Umile da Guglionesi


(morto in Monteodorisio, San Bernardino, il 17 giugno 1680)

laico dell'ordine dei Frati Minori. Sin dalla tenera età cercava i luoghi più solitari per deliziarsi nell'orazione con Cristo Gesù. All'età di venti anni vestì l'abito serafico; fu chiamato Fr. Umile e riuscì vero specchio dell'umiltà. La sua vita fu vita di meditazione, di asprissima penitenza e di carità. Il Signore gli concesse il dono delle estasi, dei miracoli e della profezia. Le estasi si potavano dire per lui cosa abituale. Nei vari conventi dove dimorò, come in quelli di S. Onofrio in Vasto, di S. Bernardino in Monteodorisio, del SS.mo Salvatore in Lucera e, per ben due volte, nel palazzo del Marchese del Vasto Diego D'Avalos (presente una volta anche Mons. Carafa, Arcivescovo di Lanciano), bastava sentisse parlare di cose spirituali per sollevarsi in alto e solo l'obbedienza ne lo ritraeva. La sua fede poi era così viva che con il nome SS.mo di Gesù, col segno della S. Croce, e col tocco della sua corona, guarì non pochi infermi e, non una volta sola, meritò di vedersi moltiplicato il pane nella bisaccia e di trovare il vino nelle botti già vuote. Dura fu la lotta che dovette sostenere con il demonio, il quale lo bastonava così aspramente, da lasciarlo più volte disteso a terra a guisa di morto. partito da questa terra, dopo essere stato esposto il suo corpo tre giorni per il grande concorso di gente, non solo del vasto, ma delle altre terre del contado di Monteodorisio, gli fu aperta una vena del braccio destro, e ne uscì sangue vivo e puro, ed in tanta quantità, che se conservarono due ampolle di vetro e se ne bagnarono molti pannicelli di lino. Tutto ciò risulta da testimonianze giurate e da altri veridici manoscritti della Provincia.

Dimorando nel convento di san Bernardino, nella seconda domenica di maggio, furono tutti i frati chiamati dal signor Angelantonio de Angelis, persona principale di detta Terra, per celebrare con tutta la sagra pompa la festività di san Marcellino martire, di cui adorasi una insigne reliquia, e conservasi in un divoto Armario nella chiesa di san Giovanni, ed altresì vi si legge un'Indulto Aposotlico, che spiega la translazione di detta reliquia, una colla concessione della festa in detto giorno, siccome anche ai nostri giorni si celebra, ma non con quella magnificenza, con cui il suddetto signor De Angelis faceva unitamente comparire la devozione e la pompa. Tutti i frati che vi andarono, furono trattenuti a pranzo in casa del medesimo Angelantonio, e perché vi era anche F. Umile, per la pubblica fama della sua Santità, tutti nell'atto del mangiare, favellavano seco di cose spirituali e della gloria dei Santi, gran fatto! Si infervorò si fattamente il Srvo di Dio del divoto ragionamento, che gridando a piena voce, si alzò da terra e per lo spazio di mezz'ora, fu ammirato colle braccia aperte, starsene miracolosamente in aria; fu richiamato dal P. Guardiano, dal quale subito du ricondotto al Convento, e tutta quella gente ivi concorsa, andò alla Chiesa a glorificare il Signore, mirabile nei servi suoi.

Nella terra di Monteodorisio, ma nella casa di Carlo Raspante, si compiacque l'operator di miracoli pubblicare il merito del devoto religioso con un'altro prodigiosissimo Ratto alla presenza di più persone, ivi concorse per la festa di san Martino, che per devozione ed industria di detto Carlo pomposamente si celebrava.

Finalmente menando sulla terra una vita celeste, reso esemplare della perfezione, in cui leggevasi tutto il catalogo delle virtù, carico di anni, ma assai più ricco di meriti, dopo una penosa infermità di più giorni, nella quale, con una ammirabile tolleranza, rappresentò al vivo il ritratto del Santo Giobbe, prevedendo il giorno e l'ora della sua morte, volle ricevere i Santi Sacramenti della Chiesa, e con tanta riservatezza, tenerezza e devozioni communicossi, che lasciò a quanti erano ivi presenti un'ottima regola di ben morire. Insomma con pubblica fama di santità nel convento di san Bernardino di Monteodorisio a dì 17 di giugno dell'anno 1680, fece pausa a questa vita mortale e volò la sua anima al cielo per ricevere la stola dell'immortalità e vivere come pienamente si crede con Cristo eternamente beato.

Pubblicatasi la sua morte, subito il signor Marchese del Vasto con tutta la sua numerosa corte e quasi tutto il popolo della città, pel concetto che avevano della santità del defunto religioso, andarono al suddetto convento di san Bernardino per vedere, venerare e baciare quel sacro Corpo. Cominciò a crescere così grandemente il concorso dei popoli, non solo del Vasto, ma delle altre terre del Contado di Monteodorisio, che per soddisfare alla devozione di tutti, fu d'uopo tenerlo tre giorni esposto in chiesa, ma benché fosse con gran diligenza custodito, non riuscì di resistere alla devota violenza dell'affollate genti, le quali fecero il suo abito in mille pezzi, per tenerne ogni minima particella come reliquia. In tutti quei giorni fu quel venerando cadavere osservato bello, trattabile e con tutte quelle qualità come fosse stato vivente.

Dopo tre giorni gli fu aperta la vena del braccio destro, ed alla presenza di più persone principali, così della corte di detto signor Marchese, come della città del Vasto, e di molti Sacerdoti secolari e regolari, ne uscì sangue puro, vivo e bello ed in tanta copia, che se ne conservarono due ampolle di vetro e se ne bagnarono molti pannicelli di lino. Fu seppellito nel pavimento di detta chiesa di san Bernardino, e proprio vicino al confessionale, che di sopra tiene il pulpito. Tanto si è raccolto da giurati attestati e da altri veridici manoscritti della provincia.

La festa si celebra il 17 giugno.

venerdì 16 settembre 2011

Il 15 settembre del 1660, presso il Convento di Sant’Onofrio a Vasto, moriva in odore di santità il Venerabile F. Pacifico del Castiglione, laico riformato.



Il dator di ogni bene, che di continuo ha illustrata questa provincia con uomini di singolarissimo merito, par che ad un certo punto di favellare, non poteva donarle personaggio di più magnifica santità, che il beato religioso Fra Pacifico, il quale mantenesse sempre viva la sua antica regolare osservanza e con la bontà della vita e singolarità dei miracoli, lasciasse a questa santa riforma un'eterno retaggio di gloria.

Nacque fra Pacifico in Castiglione del Picincipe, terra così appellata in Abruzzo, situata nella Diocesi di Trivento, nelle vicinanze dell'antica Aquilonia. Non vantò illustri natali, ma conobbe la sua discendenza da umili e devoti genitori, i quali benché fossero applicati alle fatiche della campagna, mai dismetteano gli esercizi di pietà, in cui allevarono il loro figliolo, il quale nel battesimo fu chiamato col nome Giovanni, e fu educato con tanta cura perché apprendesse da fanciullo a servire Dio, che avendo imbevuta la devozione col latte, appena lasciò le fasce, che cominciò a comparire una certa maturità di senno, piuttosto comunicatogli dalla grazia che dalla natura.

Ritornava fra Pacifico dalla Villa Cupello, dove col suo compagno fra Silvestro da Vinchiaturo, aveva elimosinato il pane per il convento di san Bernardino di Monteodorisio, dove allora dimorava e passando per detta terra di Monteodorisio, vide un giovanetto che senza riparo si dibatteva sulla terra e con stravaganti moti a guisa di quell'ossesso descritto da san Marco or dava di testa alle pareti ora precipitosamente cadeva ed ora come un morto disteso a terra vedevasi con la faccia tumida e colla bocca piena di spuma. Interrogò il caritativo frate agli spettatori di quel dolente spettacolo qual fosse il morbo di quel meschino, che così seriamente lo tormentava; ma appena gli fu detto che pativa di mal caduco, o fosse lunatico, che lo prese per la mano e fattolo alzare di terra, ma più ricadde, ma fino ad una decrepita età, per intercessione di fra Pacifico, fu meritevole di vivere perfettamente sano e libero affatto dal suddetto penosissimo morbo.

Andava il servo di Gesù Cristo a Pollutri, terra del serenissimo dominio del signor Marchese del VAsto, situata nel Contado di Monteodorisio, quattro miglia lontana dal Convento di san Bernardino di detta terra di Monteodorisio; ma giunto al vicino fiume, comunemente chiamato dai paesani l'Asinella, si avide che per la gran copia delle acque, non gli riusciva poterlo sicuramente passare. Stando sull'evidente rischio divisando col compagno; vide dall'altre parte del fiume un uomo che andava desteggiando la corrente e tentava il passaggio. Cominciò il buon religioso a gridare che non arrischiasse la propria vita, essendo manifesto il pericolo, ma quell'uomo burlandosi degli avvisi di fra Pacifico, camminando e scherzando con quel bastone, entrò nel fiume ed appena giunse al forte della corrente, che in pena della sua ostinata follia, fu trasportato dalla violenza delle acque e già cominciava a sommergersi. Osservava il Servo di Dio la già preveduta disgrazia, ma quando vide quell'infelice in punto di affogarsi, invocando devotamente il Santissimo Nome di Gesù, saltò nel fiume e camminando miracolosamente sull'acqua prese per le braccia il naufragante lo trasse a terra e lo liberò dalla morte.

Andando una volta, unitamente con fra Umile da Guglionesi, religioso di molta perfezione, dal convento di san Bernardino a quello di santa Maria di Vallaspra dell'Atessa, cominciò l'aria a turbarsi, ed indi a poco a piovere così violentemente, che vedeansi d'ogni intorno gli alluvioni. Seguitò fra Pacifico il suo viaggio, non avendo luogo di ripararsi, ma essendosi dal capo ai piedi tutto bagnato il compagno, egli benché camminasse col capo scoperto, non aveva ne l'abito ne un capello bagnato.