Il convento dei Frati Minori Conventuali di Monteodorisio,
fondato nel 1341, la notizia è riportata nel Provinciale Ordis Fratrum Minorun
redatto da fra Paolino da Venezia, apparteneva, come quello di San Francesco di
Vasto, alla Provincia di Sant'Angelo, la quale comprendeva l'Abruzzo a sud dei
fiume Sangro, il Molise e la Puglia con il Gargano e la Capitanata. L'
insediamento di Monteodorisio conferma la tipica scelta insediativa dei
francescani verso gli agglomerati urbani più consistenti. Infatti, questo
centro, "[ ...] che tanta parte ebbe nei fasti di questa regione"',
era, a quei tempi, un importante contado che controllava molti altri Comuni.
Monteodorisio risultava una delle prepositure più dotate del Vastese, tant'è
vero che le sue decime arrivavano ad un valore di due once nel 1308 e le sue
chiese erano pari a dieci nel 1324-1325. La demolizione nel 1964 di questo
antico cenobio, per costruirvi, sullo stesso sito, l'edificio comunale, suscitò
l'indignazione di molti storici. Lorenzo Bartolini Salimbeni così scrive:
"Particolarmente grave è la perdita della chiesa [di San Francesco] di
Monteodorisio, della quale fino a pochi decenni fa si conservava l'involucro
esterno, squadrata mole laterizia, ancora perfettamente restaurabile [ ...
]". Certamente, non si può che rimanere attoniti di fronte al triste
epilogo che ha portato alla distruzione di questo insigne monumento e, in questa
sede, si è preferito far parlare le eloquenti note dell'Antologia francescana.
La chiesa di Monteodorisio, della quale ci sono state tramandate le dimensioni
della facciata e delle partiture architettoniche in pietra scolpita, oltre che
della pianta, della navata e del coro, [ La chiesa era a navata unica, coperta
a tetto, con quadrato voltato a crociera cui si
accedeva attraverso un arco sestiacuto; misurava m. 8.30 x 24.70 ed
altezza, all'imposta delle capriate, di m. 9.30 ca., mantenendo quindi
nell'aula il canonico rapporto 1 : 3 fra larghezza e lunghezza] rappresentava
la tipica chiesa-fienile dell'Ordine mendicante, dove erano applicate con
scrupolo le disposizioni del Capitolo Generale di Narbona del 1260. La navata
era ad aula unica, con tetto a capriata, senza transetto, conclusa da un coro
con volta a crociera costolonata. La facciata, sopravvissuta come l'interno
alle trasformazioni barocche, aveva la forma a "capanna" con due
spioventi: fatto assai strano in una regione, quella abruzzese?molisana, dove a
prevalere era invece, il coronamento orizzontale. Nella facciata erano
collocati il portale ogivale ed il rosone con timpano poggiante su colonnine
sorrette da mensole zoomorfe, riconducibili a quegli artefici della Scuola di
Lanciano (sec. XIV) di cui si hanno testimonianze, inoltre che nella città
frentana, a Larino, Agnone e Chieti. Oltre alla chiesa, è stata abbattuta la
torre campanaria, che si presentava come una robusta costruzione con un
apparecchio murario costituito da ricorsi di conci in laterizio e pietra
squadrata. Agli inizi dei Novecento, all'interno della chiesa era ancora
possibile vedere, nonostante l'abbandono e l'esposizione alle intemperie, un
grande affresco raffigurante San Cristoforo, protettore dei viandanti e dei
pellegrini, a testimonianza dell'intenso passaggio di “viaggiatori" in
cammino lungo le vie di questo centro posto a guardia del fiume Sinello, a
ridosso dei tratturi Lanciano-Cupello e L'Aquila-Foggia. Oltre all'affresco, si
potevano notare: altri dipinti murali, una cappella dedicata al Santissimo
Rosario ed un'altra a Sant'Antonio da Padova, degli altari egregiamente
intagliati in legno dorato ed una colonna di granito egizio che ricorda la
grandezza del tempio. Attualmente si conservano, in un deposito comunale, alcune
parti dell'antico portale e del rosone, mentre alcune opere d'arte sono sparse
tra la chiesa parrocchiale ed il santuario della Madonna delle Grazie. Il
convento, con il chiostro, la cisterna e la porta urbica della città, detta di
San Francesco, furono demoliti nell'Ottocento. L'edificio dei Frati Minori
Conventuali soppresso nella metà del 1600, conseguentemente all'emanazione
della bolla di Papa Innocenzo X, conosce dunque un destino analogo a quello dei
conventi di Sant'Elia a Pianisi, Palena e Francavilla al Mare. Similmente a
quanto si auspica per questi conventi, anche per quanto riguarda l'insediamento
di Monteodorisio si spera in un intervento di recupero archeologico ed
architettonico, teso a valorizzare le vestigia dell'importante fabbrica francescana.
Dentro l’abitato vi era il convento dei Padri Minori
Conventuali. Il medesimo era situato in ottima posizione. Si mirano tuttavia i
ruderi e le fondamenta del convento e del chiostro, ove esiste tutt’ora la
cisterna disseccata. La chiesa ad una nave ben lunga ed a proporzione più alta
che larga dimostra la qualità e grandezza del convento, che un dì doveva essere
rispettabile. I finestroni a forma alquanto gotica, ma non totale, dimostra la
struttura sia il secolo XV al XI.
Anche la porta grande della chiesa e ben’intesa con pietre
lavorate a fogliami ed incisioni ad intagli rilevati, una con il gran
finestrone a rosa. Questa è adornata di colonnette sorgenti dalla periferia
d’un piccolo cerchio centrale. Esse sono dieci contornanti questo cerchio, ed
ognuna sostenuta nel capitello le basi dei due semicerchi, che fra loro
intersecandosi formano un vago intreccio. L’apice di detti semicerchi
s’uniscono a toccare l’orlo interno del cornicione circolare tutto
maestrevolmente ben intagliato a fogliami e festoni.
Questo vago finestrone e contornato da due altre colonnette
laterali sostenute entrambe da due leoncini foggiati su d’un piedistallo. Dal
capitello di queste colonne indi sorge come una linea di pietra anche lavorata
a fogliami che vanno poi a unirsi al vertice del gran cerchio esterno, ma non
toccandolo e nel punto della tangente di tali due linee vi è un capitello di
pietra anche lavorata a festoni che sembra voglia sostenere le medesime. Le
fabbriche ben sode e gli ornamenti dimostrano il buon gusto e la pietà dei
religiosi e del popolo che concorrere vi dovettero.
Questo convento
riconosce la sua abolizione ( e da qualche terremoto per cui crollato, venne
abbandonato dai religiosi e dalla Bolla di Clemente X che soppresse i
Conventini non colleggiati, che forse è più probabile per la designazione,
poiché passò ad essere quasi un beneficio semplice di Vicaria Economa Curata
coadiutrice della Parrocchiale matrice.
Nella chiesa di San Francesco dei Conventuali vi è eretta la
congregazione sotto il titolo di San Rocco e Sant'Antonio ed è roboata di Regio
Dispenso fino dai tempi del Re Carlo III. I confratelli ed altri fedeli con le
elemosine vi eressero il Campanile circa la fine del caduto secolo. L'antico
era sito nel lato opposto verso il giardino contiguo alle mura della Chiesa di
prospetto ad oriente.