giovedì 19 gennaio 2012

San Sebastiano

Il culto di S. Sebastiano, la cui festa cade il 20 gennaio, è di antichissima data in molte parti d' Italia quale protettore protettore della "Pindiure" puntura. Con questo termine italianizzato si intendono le malattie della punta del petto, le malattie respiratorie, per cui si invoca il Santo; l’associazione tra il santo e la polmonite derivava dal fatto che, nel pensiero popolare, le punture delle frecce che trafiggevano il petto del santo erano dolorose quanto le "punte" delle pene causate dalle infiammazioni polmonari nei malati di polmonite.
La statua che oggi vediamo nella chiesa di san Giovanni Battista era venerata nel convento di san Berardino prima della sua soppressione avvenuta nel 1811 "Nel lato destro vi sono due altari uno con il crocifisso e l'altro col quadro di tela con le effige di san Michele e statuetta di marmo di san Sebastiano".
A li venti di gennaio ricorre Santo Sebastiano… Così il canto della tradizione popolare che la sera del 19 di gennaio di ogni anno riecheggiava per le strade di tutti i quartieri mobilitando gruppi di adulti e ragazzini.
Il canto racconta il martirio del santo ordinato dall’imperatore Dioclezano, ma alla fine, com’è nella consuetudine di queste tradizioni, esso ha un’appendice, la richiesta di un omaggio in natura.

Io so sapute ca s’iccise lu porce
Si ni mi lu vu dà ti si pozza fracità.
Si mi dì na saggiccelle
mi li mette a la fissirtelle
Si mi li dì nu ficatazze
i pe quelle ci vai pazze
Di mi li dì nu saggicciotte
i nghi quelle mi ci’abbotte
Si mi li dì na vintricine
chiane chiane mi ci’avvicine
Si mi li dì nu bicchire di vine
s’arvedeme dumanematine.


martedì 17 gennaio 2012

lu Sand'Andunie


Che la festa di Sant'Antonio abate, che cade il 17 gennaio, sia una circostanza importante soprattutto nel mondo contadino è ormai un dato acquisito, come pure la sua persistenza nella tradizione popolare abruzzese; si tratta dell'inizio nel mondo popolare del ciclo di Carnevale.

Quale santo antistregonico e burlone, sant'Antonio anate è ancora molto festeggiato con canti di quastue e residui di sacre rappresentazioni il cui tema centrale è il conflitto tra il demonio tentatore e l'eremita.


Fino a pochi anni fa v'era quasi dappertutto una vera e propria rappresentazione scenica. La vigilia della festa, a tarda ora, faceva il giro del paese, una comitiva, di cui il componente principale raffigurava il Santo anacoreta, con la mantellina, il cappuccio, una fluente barba di stoppa, il bordone e il campanello. Non mancavano poi il diavolo, gli eremiti e anche cinque sei musicanti che accompagnavano il canto del santo, il quale terminava sempre il suo dire con la richiesta di denaro, vino, dolci, polli, formaggio, uova e salsicce:



O salsicce o salsicciotto
Vino crudo o vino cotto,
Sia pur l'osso del prosciutto
Sant'Antonio accetta tutto

E qualche volta era assai pretenzioso:

Ci darete, per assaggio
Cento libbre di formaggio
E, per grande devozione,
Di salsicce un milione.


E specialmente erano desiderate le salsicce, sia perchè "di stagione", sia perché esse si fanno con carne di maiale, l'animale caro a sant'Antonio e quindi si mangiavano ... per devozione.
La rappresentazione scenica si riferisce certamente alle tentazioni subite dal santo, e difatti vi si fa comparire il diavolo.



La stessa richiesta di salami, formaggio e vino e dolci, fatta sempre da un santo anacoreta, che condusse una vita tanto austera, non deve sembrare strana, perché egli fu tentato nel deserto anche con quelle leccornie.




Un'altra tradizione ormai scomparsa era quella del maiale pubblico di sant'Antonio: un maiale, a cui dopo la bendeizione del prete veniva messo un campanellino come segno di riconocimento, veniva lasciato libero di circolare libero durante tutto l'anno per il paese perché diventava del santo, cioè della collettività, e tutti dovevano alimentarlo fino al 17 gennaio dell'anno successivo, quando, ingrassato, veniva sorteggiato in una riffa, il cui ricavato serviva a coprire le spese della festa, mentre un altro maialetto prendeva il suo posto in un analoga cerimonia di consacrazione.

E' venuto a mancare Alfonso Di Giacomo



Alla moglie Concetta, ai figli Maria e Giuseppe, al genero Giuseppe, alla nuora Patrizia, alle sorelle Rita e Margherita, ai cognati, ai nipoti Sebastiano, Concetta, Antonietta, Gabriella ed Emanuele ed ai parenti tutti giungano i sensi del nostro più profondo cordoglio.

giovedì 12 gennaio 2012

E' venuto a mancare Fernando Argentieri



Alla moglie Maria Pia, ai cognati, ai nipoti ed ai parenti tutti giungano i sensi del nostro più profondo cordoglio.

giovedì 5 gennaio 2012

sabato 31 dicembre 2011

Successo del tradizionale Concerto di Natale nella Sala Museale del castello di Monteodorisio





Davvero piacevole la serata offerta dall’associazione musicale “ Città di Monteodorisio”. I l duo flauto e chitarra prof. Pietro Bucci e Lorenzo Testini si sono esibiti il 28 dicembre nella nella Sala Museale del castello in “ Auguri in musica : dal Barocco al Novecento”. Il concerto ha avuto inizio con l'interpretazione del tema Aria sulla quarta corda di Bach. Si è poi passati, attraverso la riproposizione della Marcia alla Turca di Mozart, la Carmen di Bizet, la fantasia Ungherese di Brahms, la vita è bella di Piovani, Il padrino di Morricone ed altri brani che hanno affascinato la platea presente. A chiudere la serata brani classici del Natale.

Il canto del Te Deum e i 365 rintocchi del campanone





A Monteodorisio, come vuole la tradizione, la sera dell'ultimo dell'anno, all'interno della Chiesa di San Giovanni Battista, sarà celebrata la grande cerimonia del ringraziamento al Signore con il tradizionale canto del Te Deum (latino per "noi ti lodiamo, Dio"). . Nella Chiesa cattolica il Te Deum è legato alle cerimonie di ringraziamento; viene tradizionalmente cantato la sera del 31 dicembre.
La cerimonia sarà, annunciata alla Città ed ai suoi abitanti dai 365 rintocchi suonati dal campanone della torre di San Giovanni Battista.

Il campanone di circa 10 quintali, costruito nel 1911 dalla celebre fonderia Marinelli di Agnone (Campobasso), a cura di un comitato di Monteodorisio composto delle seguenti persone: Sindaco Ottavio Suriani, Arciprete Giuseppe Apollonio, Federico Scardapane, Giuseppe Festa, Marcellino Di Prospero, Alfonso Caprara e Giuseppe Vaini, come risulta dall'iscrizione posta all'esterno della stessa campana, non poteva essere più suonato a distesa da circa 6 anni per uno spostamento dell'asse.